Settembre arriva sempre con una sensazione difficile da definire. Le giornate sono ancora tiepide, ma qualcosa si è spostato. La luce del mattino arriva più tardi, quella della sera se ne va prima, e il corpo lo registra molto prima che ce ne accorgiamo guardando il calendario.
La pelle fa parte di questo movimento. Non risponde soltanto a quello che le applichiamo sopra, ma anche all’ora in cui lo facciamo, perché segue un ritmo che si ripete ogni ventiquattro ore e che risponde all’alternanza tra luce e buio.
La pelle ha un orologio
L’orologio biologico principale si trova nel cervello, in una piccola area dell’ipotalamo che regola i cicli dell’organismo in base alla luce che arriva agli occhi. Intorno a quello centrale, però, esistono orologi periferici distribuiti negli organi, e la pelle ne possiede uno proprio: le cellule cutanee esprimono geni che scandiscono il tempo e organizzano il lavoro nell’arco della giornata.
Il risultato è che la stessa pelle, misurata al mattino e alla sera, si comporta in modo diverso. Cambiano la temperatura di superficie, il pH, la quantità di acqua che evapora, la permeabilità dello strato corneo. Uno studio condotto su sedici volontari sani, con rilevazioni ogni due ore lungo l’intera giornata, ha registrato un andamento circadiano statisticamente significativo per la perdita di acqua transepidermica, il pH e la temperatura cutanea, su fronte, avambraccio e gamba.
Di giorno la pelle si difende
Nelle ore di luce la pelle lavora soprattutto in difesa. È esposta ai raggi ultravioletti, all’aria, alle variazioni di temperatura, a tutto ciò che incontra una superficie che sta a contatto con il mondo per molte ore di seguito.
In questa fase il cortisolo, l’ormone che accompagna l’attivazione del corpo, raggiunge i valori più alti nelle prime ore del mattino e scende progressivamente verso sera. La barriera è nel suo momento di maggiore compattezza, la perdita di acqua è ai livelli più bassi tra le otto e le dieci del mattino. La pelle, in altre parole, è pronta a proteggere.
Quando cala la luce, il compito cambia
Con il buio la priorità si sposta. Diminuisce l’esposizione, aumenta la melatonina, e la pelle passa dalla difesa alla manutenzione.
Durante la notte le cellule dell’epidermide si dividono con maggiore frequenza, e i processi di riparazione del DNA danneggiato dai raggi ultravioletti raggiungono la loro massima attività. È il turno in cui viene sistemato quello che la giornata ha consumato, e il momento in cui il tessuto lavora al proprio rinnovo senza dover contemporaneamente difendersi.
Questa è anche la ragione per cui il sonno non si può separare dalla cura della pelle. L’ormone della crescita, coinvolto nei processi di riparazione dei tessuti, aumenta proprio durante il sonno. Le ore dormite non sono un contorno della routine, fanno parte del lavoro.
Perché la sera la pelle perde più acqua
C’è un dato che vale la pena conoscere, perché spiega una sensazione comune.
La perdita di acqua transepidermica, cioè l’evaporazione naturale che attraversa continuamente la superficie cutanea, non è costante nell’arco della giornata. Nello studio citato sopra i valori massimi si registravano nella maggior parte dei soggetti verso le venti, e i minimi al mattino presto. Anche la permeabilità dello strato corneo risulta più alta nelle ore serali rispetto a quelle mattutine.
Questo significa due cose insieme. La prima è che la sera la pelle si disidrata più facilmente, e la sensazione di viso che tira dopo una giornata all’aperto ha un fondamento misurabile. La seconda è che, nelle stesse ore, quello che si applica trova una superficie più ricettiva.
Non c’è nulla di miracoloso in questo, e nessun prodotto diventa più efficace per il solo fatto di essere usato la sera. C’è però una coincidenza utile tra il momento in cui la pelle ha più bisogno di nutrimento e il momento in cui è più disposta a riceverlo.
Settembre è il mese in cui il ritmo si vede
Il ritmo circadiano si regola sulla luce. Per questo i cambi di stagione lo mettono in evidenza più di qualunque altro periodo dell’anno.
A settembre le ore di luce si riducono in modo percepibile di settimana in settimana, e insieme cambiano gli orari: le sveglie tornano regolari, le serate si accorciano, le giornate si riempiono. Il corpo impiega qualche tempo ad allinearsi al nuovo assetto, e questo passaggio di solito si legge sul viso prima che altrove.
La zona intorno agli occhi è la prima a raccontarlo, perché la pelle lì è più sottile e reagisce prima. È da lì che partiremo nelle prossime settimane.
Che cosa se ne fa, di tutto questo
Non serve riorganizzare la propria routine intorno a un orologio. Serve piuttosto sapere che mattina e sera non sono lo stesso momento, e che chiedere alla pelle le stesse cose in entrambi ha poco senso.
Al mattino il compito è proteggere ciò che c’è. La sera è restituire quello che la giornata ha portato via, sapendo che la pelle sta per entrare nella sua fase di lavoro e che le ore di sonno ne fanno parte a pieno titolo.
È una differenza semplice, e regge nel tempo meglio di molte routine complicate.
Fonti
- Yosipovitch G. et al., Time-Dependent Variations of the Skin Barrier Function in Humans: Transepidermal Water Loss, Stratum Corneum Hydration, Skin Surface pH, and Skin Temperature, Journal of Investigative Dermatology, 1998
- Circadian Rhythm and the Skin: A Review of the Literature, The Journal of Clinical and Aesthetic Dermatology, 2019
- Sleep deprivation and the skin, Clinical and Experimental Dermatology, Oxford Academic, 2023



